La vita semplice di un uomo semplice con un'unica grande passione, quella per la pittura: potrebbe essere definita così la vita di Carlo Perindani.

Secondogenito di Edgardo Perindani e Rosa Bardini, Carlo nacque a Milano il 13 settembre del 1899 in una casa di corso Garibaldi, proprio sopra lo storico teatro Fossati. Seguendo l'esempio del padre, pittore, scenografo e disegnatore affermato, si iscrisse all'Accademia di Brera, poi prese parte ( ragazzo del '99 ) alla prima, terribile guerra mondiale.

Appassionato del mare, si recò a dipingerlo dapprima sulla Riviera

 

 

 

 
 
Carlo Perindani: xilografo
   

Ligure e poi, per le pessime condizioni meteorologiche incontrate, verso il sud d'Italia. Per sbarcare il lunario, a Napoli e poi a Capri fece i mestieri più umili: il verniciatore di barche, il manovale, poi il facchino d'albergo.

Sulla nave su cui si era imbarcato per raggiungere l'isola, il giovane pittore aveva tuttavia fatto una fortunata conoscenza, quella di Eugenio Rocchese, pasticciere, persona gioviale e di grande generosità.

 
 

 

 

Sbarcati sull'isola, Eugenio presentò alla sua famiglia, la moglie Annina ed i cinque giovanissimi figli, il suo nuovo amico: un pittore di belle speranze ma povero in canna. All'ospite fu offerta la stanza di villa Giardini che solitamente veniva data in affitto ai forestieri.Era il 1924. La natura caprese, ma soprattutto il mare, con il fascino eterno del suo mistero e dei suoi colori, costituirono la sua principale fonte d'ispirazione. Ma anche i soggetti legati al mondo domestico e le nature morte rientravano tra le sue predilezioni d'artista. Dipingeva sempre en plein air , proprio per cogliere appieno la luce ed i riflessi del paesaggio o del mare, specchio moltiplicatore di colori ed elemento continuamente mutevole. Conobbe a Capri Giuseppe Casciaro e Carlo Siviero, artisti come lui legati indissolubilmente all'isola e partecipò con successo alla prima Quadriennale d'Arte Nazionale che si tenne a Roma nel 1931, accanto a nomi come Balla, Morandi, Depero e Guttuso.

Nel 1926 era intanto scomparso, stroncato dal tifo, Eugenio Rocchese e Carlo Perindani ne aveva sposato la vedova adottandone i figli, che già avevano imparato ad amarlo e lo chiamavano o pittore .

A partire dagli anni Trenta, e fino al 1974, l'artista espose esclusivamente nelle città del nord ed era solito preparare le mostre nella casa di via Solferino a Milano, dove del resto si recava ogni anno in inverno. Nel 1988 il Comune di Milano volle dedicargli una mostra postuma (era infatti scomparso per un enfisema il 23 luglio del 1986) che riscosse un enorme successo di pubblico e di critica. Fu intitolata Carlo Perindani, milanese, pittore del mare .

 
 
* * *